lunedì 15 aprile 2013

Sindrome di Hitler

Quando fu chiaro al tirolese mangia crauti che la guerra volgeva al termine, egli diramò ai comandanti nazisti nei paesi conquistati, di distruggere quanto più possibile prima di ritirarsi. Non importava cosa, dalle strutture architettoniche, musei, pezzi di valore inestimabile. Distruggere tutto. Alcuni di questi, presi da un rimorso di coscienza che qui in italia definiremmo, "son infame quanto basta per non essere beccato", non eseguirono l'ordine.

In italia, dopo quasi 70 anni, alcune forme evolutesi nell'embrione di un corvo malefico, cagati poi negli scoli delle fogne, crebbero e compresero questo gran disegno e vollero attuarlo a tutti i costi. Un grazie a Gelli.

Uno tra tutti, Napolitano, il quale nel suo morboso fallire di fronte ai problemi, con un'inerzia soffocante da vecchio orgoglioso con un osso orizzontale in gola, chiude il suo operato decidendo che il finanziamento ai partiti  non deve essere toccato, aggiungendo anche una leggina per la magistratura, concludendo con un, "ora posso dire di aver concluso".

Paradossalmente è come convincere dei genitori meridionali che il ragazzo scelto dalla figlia è uno che crede nella famiglia semplicemente sborrando sulla faccia della tipa. Il padre: "bhe, ha molto seme, credo che abbia grandi coglioni. Si..può essere quello giusto per la nostra stirpe". E cosi, alla luce del sole, l'integrità di Napolitano davanti ai suoi simili: non tradire l'obiettivo finale. Un grazie ancora a Licio Gelli.

Penso che sia una di quelle persone che potranno essere ricordate solo nei montaggi di barbara d'urso o nei giornali di gossip, tipo Chi, perché non credo che oltralpe qualcuno se lo inculi. E fare sesso anale con un buco slabbrato con delle perdite, non è il massimo.

Un altro con la sindrome di Hitler è Adriano Paroli a Brescia, il quale afferma, «Sono stati cinque anni difficilissimi ma li abbiamo affrontati con serietà. Si poteva fare di più? Io credo di no.» Io credo di si. Mettendo una bella statua fascista voluta da Mussolini per un costo di oltre un milione di euro sulla schiena dei cittadini. Si, quella specie che si suicida, che vota berlusconi e non sa perché si trovano ancora nella merda.


Vibrione albino con cavità orale estesa mentre tenta il saluto fascista e di agguantare un panino. Italiano tutto.

Non sono gli imprenditori che si sono impiccati, no è la statua che ha concluso il massimo impegno politico del pdl uscente.

In sostanza, l'obiettivo è insediare modelli fascisti al fine di strutturare, accelerando in ogni modo possibile, il volto dell'italia, la quale nell'insofferenza e nell'incapacità di avere una voce unita al problema economico, costoro guidano la loro frustrazione con l'ennesimo modello di forza e non alla comprensione in modo costruttivo.

Cioè, siamo nella merda? Ricordiamoci i cacciatori di ebrei che ci fanno sentire più duri. Non hai un lavoro? Pensa a quanto era bello fare esercizi ginnici con il cerchio cantando faccetta nera. Ti stai per suicidare? Ti tendo la mano. In orizzontale e bella tesa. E questo, solo a livello locale. A livello nazionale ancor peggio.

Tu puoi ricordare tutto agli italiani: omicidi, stragi, massacri, esplosioni, violenze, intolleranza e loro saranno sempre dalla parte giusta. A quanto pare non serve ricordare che è sbagliato tutto ciò ma a ricordare che si può ancora fare di peggio, perché se tutto ciò non scandalizza e rende impassibili mentre invece decisioni di questo tipo vengono condivise e sostenute, vuol dire che il processo della distruzione della società civile è a buon punto. Banzai!

martedì 9 aprile 2013

Il dolore dell'illusione

Il dolore dell'illusione è comune a chi sta bene e chi non ha niente. Chi sta bene da sempre non nota che una sfilza di pagliuzze. Chi non ha niente non nota che una sfilza di travi. Poiché chi sta bene piange su modifiche lievi al proprio status comunque inalterato, mettiamo caso, i dipendenti del comune di Milano che si son visti aumentare di 5 centesimi il caffè alla macchinetta. E chi è povero dove il suo status perpetuo è quello di scendere sempre più basso, tipo i soldi allo stipendio che diminuiscono, il mangiare in frigo sempre di meno e incazzarsi come bestie anche su 5 euro che non si son spesi bene. Mi vengono in mente le scene dei film sovietici, dove è una ricchezza portare a casa 60 grammi di pane in più con quei 5 euro.

In Italia è avvenuto un doppio scontro che porterà l'annullamento del volto di questo paese. La povertà e l'ignoranza. Voi dite..c'è da tutte le parti, anche nei paesi africani. Io dico invece, che qui è endemico e ben radicato in un paese dove è stato messo a dura prova, che ha vinto e per sua stessa volontà ha poi voluto fallire nuovamente. Un paese che ha una storia, può avere un volto, come una persona, può avere personalità e dimostrare al mondo. Qui il declino è rimasto inalterato dall'avere un popolo per nulla acculturato il quale esso stesso non vuole esserlo "perchè non serve" = "non c'è tempo". La cultura avvicina, interessa e fa condividere. E' questo è uno dei motivi per cui ogni regione vuole slacciarsi dalle altre, ecco perchè non vedrò mai parlare un calabrese con un veneziano, ecco perchè non vedrò uno della Valdostano parlare con un napoletano.

Questa giuntura, questa cerniera che si spezza in continuazione a cosa è dovuto?

Il pus, l'infezione, ovvero, le mafie, logge, vaticano, cia, corruzione locale, viene dopo. Cosa, avviene prima e in modo sistematico?

Avviene un fenomeno strambo qui da noi, ovvero, l'intenzione dell'intenzione nel cominciare qualcosa di duraturo. Il desiderio negato dalle proprie intenzioni, intenzionate a esaudire quel desiderio. "Non si cresce con tutta questa viltà" penso e tutto questo da dove nasce. Da un continuo inizio che si è voluto ma che non legava mai da nessuna parte perchè gli interessi più diversi anzichè esser stati messi a tavolino e trovare un modo che andasse bene per tutti, l'intenzione di ognuno era quello che "il mio ce l'ha più grosso del tuo". Questa cultura troppo ominide ha slogato via via per sempre il progetto con la realtà. E cosa ha portato? L'illusione. L'ultima culla per non morire e allo stesso tempo, per non agire. Cosa mi fa fare questa illusione?

Semplicemente, come una droga, a realizzare progetti che campano all'aria in modo cosi veemente da starci male quando sfumano nel roboante frastuono sempre più violento delle auto, delle urla di disperazione di chi ami, del silenzio degli amici.

Questo è stato è e sarà il valore più grande di chi vuole distruggere il paese traendo beneficio.

E quando la realtà ti si spacca in fronte e dobbiamo necessariamente muoverci fisicamente si è un pò come gli schiavi che aprono gli occhi per la prima volta alla luce: Si rannicchiano mugugnando qualcosa che li ha colpiti e questo, tradotto che vuol dire? Che non essendo mai stati capaci a condividere, di parlare, di sperimentare ma solo di illuderci e fregare il prossimo, nel momento di decidere, lasciamo ad altri ciò che è nostro ciò che ci appartiene. 

La vita oggi è la notte che muore, quella cosa che non ci fa più stare nei casini per pensare a come uscircene, è la notte che muore, quella del silenzio, che non ci spinge più pur avendo ancora gli occhi aperti e un naso per respirare. E quando qualcosa ci punzecchia lanciamo un grido di dolore, il grido dell'illusione, il suo dolore nel vedere che non c'è nulla attorno.

E allora chi è povero vuole semplicemente il lavoro e assomigliare alle pubblicità  Vuole arrivare dove gli altri arrivano scordandosi la propria vita. Non importa se in questa corda d'illusione ci si aggrappano tutti e tutti cadono, c'è chi cadrà sopra gli altri e cadrà meno e dirà che ce la si può fare.

Ma di tanto in tanto qualche buco per i meno stupidi c'è e se ne esce e ci si salva.

Io ho fallito. E adoro il dolore di questa illusione anche se ogni mattino la disprezzo appena un attimo prima di sedermi e scrivere queste cose. Ed è qui che sta il dolore della mia illusione. Davanti a un cazzo di pc.

Ed ora che avrete la vostra bella fetta di carne, fate occhio a chi prende la vostra.

Buona fortuna a voi.

venerdì 5 aprile 2013

Ecloga



La tragedia di noi italiani? Noi. Quando la gente si uccide, la costituzione sarà per sempre distante anni luce e non più solidale con nessuna soluzione. Sulla carta vinciamo, in casa moriamo. Cosa può mantenere questa costituzione utile all'atto pratico di tutti i giorni per ciascun italiano? I politici valutano il cambiamento come intenzione non come fatti.

Dire "quello che noi vogliamo portare in parlamento", dopo 20 anni di disastro vuol dire fare fede sulla memoria storica di un popolo che non ne ha e non se ne fa nulla e non la vuole, è fare fede sulla logica dei fatti resa da decenni verso l'azzeramento totale è una grossa vittoria già in partenza.

Le vite cadute come mosche per propria mano è un fatto. 150 anni di storia con esempi, virtù, stragi, morti, suicidi, scandali, sono un fatto. E per questo, non un solo fatto oggi dovrebbe portare la casualità.

Le preghiere non servono, la speranza ingolfa, rivedere il passato su come agire nel presente è inutile, usare persone con un passato oscuro per risolvere i nostri problemi, scelti da Napolitano, colui il quale ha avuto anch'esso un passato oscuro è come non aver cambiato nemmeno un punto della nostra storia.

Abbiamo fallito e l'Italia che dovrebbe risorgere è come un corpo di un terminale tenuto in vita a colpi di siringhe che allungano di un giorno la sua esistenza. Ma qual'è stata la nostra storia? La nostra storia è stata questa fine? In quale momento la nostra cultura si è declinata, in quale momento della nostra storia, tutto si è schifosamente caricato di questo orribile odio, di questa orribile coscienza così leggera e grottesca?

Dobbiamo ringraziare l'obiettivo che sta portando avanti da Licio Gelli? La non-cultura di Berlusconi in 20 anni di non-storia della non-politica? Quale coscienza dobbiamo prendere in considerazione per far riapparire i problemi come fatti da risolvere immediatamente e non più moltitudini di fatti resi indifferenti all'opinione pubblica?

Abbiamo capito che i litigi politici non sono affari nostri, abbiamo capito che chi si suicida non sono affari nostri ma dei politici, abbiamo capito che chi non ha un lavoro non sono affari nostri, abbiamo anche capito che chi frega il prossimo "ha fatto bene". Cosa riguarda quindi la vostra rabbia? Cosa può costruire il vostro disprezzo a questi problemi, con la forza del vostro disinteresse? In che modo si può cominciare se ognuno sta con le spalle al muro e spinge col braccio chi non può, nel mezzo di questa merda?

Se una persona si uccide, ha chiarito il solco tracciato dalle istituzioni con la realtà che non fa più orecchie da mercante o è stupito ma lo sa e ti guarda come un fatto cui è sicuro che dovrai accettare perché il tuo atteggiamento a questo disastro è morbido, leggero leggero.

E' un accanimento violento di pura paura poiché ognuno deve crollare prima di noi indipendentemente dalla soluzione. Come bestie mandate al macello cui avvertono la fine e si dimenano nei corridoi ferrati. Abbiamo finito? Si, ho finito.

giovedì 4 aprile 2013